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~ Roma leggendaria ~
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un demonio
con la faccia di un papa


la vendetta di un pittore famoso
le « madonnelle » prodigiose
Sisto V, er papa tosto

Quasi alla fine della rutilante via Veneto, presso piazza Barberini, sorge una chiesa la cui dedica originaria è a S.Maria della Concezione, ma che a Roma è più conosciuta come "la chiesa dei Cappuccini", i frati il cui saio ha un cappuccio marrone e bianco, dal quale - strano ma vero - prese il nome il popolare cappuccino del bar.
Molti fra romani e turisti conoscono questa chiesa solo in virtù di ciò che di più strano in Roma si può visitare: il vecchio cimitero al di sotto dell'edificio, uno stretto corridoio che conduce ad una serie di cappelle le cui pareti e volta sono letteralmente coperti da decorazioni barocche. Ma per realizzare le belle figure non sono stati usati né stucco né marmi, ma teschi, denti, femori, e qualsiasi altro osso proveniente da oltre 4.000 scheletri, una volta frati Cappuccini. Il tocco finale è il motto del cimitero, che rammenta impietosamente "noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete".
Senza dubbio è qualcosa di imperdibile per gli amanti del brivido. Il cimitero, tuttavia, distrae i visitatori dalla vera e propria chiesa sovrastante, dove nella prima cappella a destra è esposto un magnifico dipinto di Guido Reni a cui quasi nessuno presta attenzione; raffigura l'arcangelo Michele nell'atto di schiacciare col piede la testa di Satana.
cimitero della chiesa dei Cappuccini
luogo inadatto agli impressionabili

"l'arcangelo Michele", G.Reni
l'arcangelo Michele schiaccia Satana
Assieme a Bernini e Borromini, Guido Reni fu uno degli artisti più ricercati del XVII secolo. Nato a Bologna, era venuto a Roma per completare il suo praticantato, e in questa città si era stabilito, ed era rimasto attivo per gran parte della sua vita.
Reni viene ricordato non solo per i suoi dipinti, ma anche per il suo carattere stravagante.
Era attraente, molto ricco, vestiva sempre elegantemente, ma soffriva di manie persecutorie; in particolare, viveva nella continua paura di essere avvelenato. Credeva anche nella magia e nella stregoneria. Era particolarmente attratto dal gioco d'azzardo, e spesso passava l'intera notte a giocare a carte.
ritratto di Guido Reni, del Domenichino
Guido Reni

In quegli anni, due fra le famiglie più importanti e nobili di Roma erano i Barberini e i Pamphilj; il loro rango lo si evince facilmente considerando che papa Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1568-1644) apparteneva alla prima delle due famiglie, mentre tra i suoi cardinali compariva Giovanni Battista Pamphilj. Un'aspra ruggine esisteva fra le due famiglie, nel continuo tentativo di accrescere il proprio potere temporale.
Anche il fratello del papa, Antonio Barberini, era cardinale; nei suoi anni giovanili era stato un Cappuccino. Per tale ragione, attorno al 1635 aveva commissionato un dipinto dell'arcangelo Michele per la chiesa del suo stesso Ordine, e G.Reni, artista di grido attivo a Roma, era stato prescelto perché se ne incaricasse.
stemma della famiglia Barberini stemma della famiglia Pamphilj
gli stemmi delle due famiglie:
Barberini (a sinistra) e Pamphilj
Secondo una leggenda, che forse contiene più di un briciolo di verità, a Reni era giunta voce che il cardinale Giovanni Battista Pamphilj lo aveva diffamato, o aveva in qualche modo offeso la sua reputazione.
ritratto di papa Innocenzo X (G.B.Pamphilj), di Velazquez
papa Innocenzo X (G.B.Pamphilj)
Così il permaloso artista decise di vendicarsi per mezzo del suo proprio talento, al tempo stesso compiacendo il committente, che apparteneva alla famiglia antagonista.
particolare di Satana dal
dipinto dell'arcangelo Michele, di G.Reni
particolare del dipinto di Reni
Il cardinal Pamphilj aveva un volto lungo, stempiato, con la barba rada e uno strano sguardo, che l'artista giudicò perfetto come modello per ...Satana! Senza dubbio, la faccia che l'arcangelo Michele schiaccia col piede è quasi identica a quella di Giovanni Battista Pamphilj. Ciò divenne ancora più imbarazzante qualche anno dopo, quando nel 1644 lo stesso fu eletto papa Innocenzo X.

Quando il quadro venne esposto nella chiesa, il cardinale ovviamente protestò per un tale oltraggio; si dice che l'artista abbia ammesso l'incredibile somiglianza, ma che si sia giustificato sostenendo che gli era apparso Satana, dunque ne conosceva bene le fattezze, e se il cardinal Pamphilj aveva la gran sfortuna di assomigliargli, il pittore non ne aveva alcuna colpa.
E il dipinto ancora oggi è al suo posto.


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